Occorre la vera partecipazione non ad effetto “placebo”

Non so quanti elettori hanno letto i programmi delle tre liste scese in campo per aggiudicarsi l’amministrazione del paese e quanti di questi voteranno secondo i suoi contenuti o come spesso succede, secondo i criteri tradizionali di predilezione. E’ anche vero che spesso i programmi, ovvero gli impegni presi con il corpo elettorale, non trovino giusto riscontro con la loro attuazione concreta, ma se stravolgessimo per un attimo il sistema del voto “tradizionale” (favoritismo e clientelismo) e ci concentrassimo, nel scegliere a chi dare il nostro voto sulla base dei contenuti (impegni) asseriti in detti programmi, li leggeremmo sicuramente tutti e ne faremmo le dovute valutazioni tanto da avere alla fine una nostra opinione. Fatta questa premessa, esprimo il mio personale pensiero conseguito dopo la lettura dei tre programmi proposti.
“L’occhio clinico” della mia prerogativa di impegno sociale, mi incentiva ad esprimere pareri (personali) sui contenuti sociali dei programmi.
Non mi soffermo però su ciò che riguarda il sociale come espressione di assistenza, giovani, disabili, anziani, famiglie, servizi alla persona, perché per questi settori le belle parole non mancano e spero che non manchino neanche i fatti. Esprimo la mia idea sulla partecipazione democratica. Tutti e tre i programmi contengono fiumi di parole sulla partecipazione cittadina alla vita amministrativa, attraverso l’istituzione di Consulte, Commissioni, Assemblee, sondaggi. Queste forme di partecipazione rientrano, assieme alle forme associative dei cittadini; alla partecipazione degli interessati al procedimento amministrativo, alle istanze, alle petizioni ed al diritto di accesso agli atti, ai strumenti partecipativi per così dire “obbligatori” ex lege, ovverosia previsti dal TUEL come necessari. Ma la possibilità che questi strumenti di partecipazione siano davvero in grado di influenzare le decisioni di un’amministrazione, è discrezionalmente legata alla sensibilità che quest’ultima in concreto dimostri nei confronti delle istanze della cittadinanza. Se si vuole una reale ed incisiva partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa, non lo si dimostra con strumenti “placebo” privi di ogni vincolo giuridico e, considerato che sia nei programmi che nelle esternazioni pubbliche sembra emergere con veemenza la voglia di amministrare il paese assieme ai cittadini, sarebbe stato opportuno farlo credere fino in fondo impegnandosi ad istituire gli strumenti di partecipazione per così dire “facoltativi” la cui istituzione ed attuazione è rimessa dal TUEL all’autonomia statutaria del Comune (quindi alla volontà politica) che sono i Referendum (abrogativo, propositivo e di indirizzo). Tali strumenti partecipativi rappresentano una spinta decisiva al rilancio della partecipazione popolare alla vita amministrativa con il potere di incidere direttamente sulle decisioni in senso realmente democratico e renderebbe quest’ultima direttamente protagonista dell’amministrazione.
Silvana Ruggiero
(Presidente Agess)

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